TRANSUMANZA

QUESTO BLOG E' IN VIA DI SUPERAMENTO. NE STIAMO TRASFERENDO I POST MIGLIORI SUL SITO DI VIVEREALTRIMENTI, DOVE SEGUIRANNO GLI AGGIORNAMENTI E DOVE TROVATE ANCHE IL CATALOGO DELLA NOSTRA EDITRICE. BUONA NAVIGAZIONE!

martedì 28 dicembre 2010

L’India e l’incontro con l’Occidente. Vicende storiche, culti, racconti di viaggio, parte III.

Oggi, una nuova sezione della tesi di Eleonora Luisi. Per la parte precedente cliccare qui, per la prima parte qui.

1.7 Le invasioni musulmane in India


L’epoca musulmana ha inizio nel 622 d.C. con la fuga di Maometto dalla Mecca. Le prime incursioni turche nell’India del Nord risalgono al XII sec., quando Maometto di Ghor si assicura nel 1192 il controllo della Valle dell’Indo e del Gange.
L’aristocrazia guerriera dei Rajput che è divisa in numerosi clan non riesce ad opporsi al nemico e mentre gli incursori dilagano, i Rajput si chiudono nelle loro città fortezza. Le differenze salienti tra l’Islam e l’Induismo sono innanzitutto nei diversi stili di vita: i musulmani sono considerati tutti uguali davanti a Dio, mentre gli hindù sono divisi in caste; i musulmani sono poligami, gli hindù monogamici; i musulmani non prevedono la rappresentazione della divinità, per gli hindù dio viene rappresentato tramite diverse divinità; per i musulmani la vacca è un animale da macello, per gli hindù le vacche sono considerate sacre.
Quando arrivano in India i Turchi sono una popolazione intollerante e iniziano a distruggere molti templi induisti e questo rende difficile la fusione con la popolazione locale. Delhi diventa la capitale dei musulmani dell’India, che presto si trovano ad affrontare invasioni dei Mongoli guidati da Gengis Khan, ma nonostante il loro isolamento riescono a respingere le invasioni mongole e ad estendere la loro influenza verso sud.
Un impero di quelle dimensioni è troppo esteso da poter mantenere e ben presto il sud si rende indipendente, mentre nel nord iniziano nuove penetrazioni di turco-mongoli provenienti dall’Asia centrale guidati da Timor o Tamerlano. Dopo che viene saccheggiata Delhi nel 1398, i Turchi si sono dimostrati incapaci di mantenere il dominio e decidono di iniziare una collaborazione con gli hindù. La dominazione turca ha delle conseguenze in India: si viene a formare una minoranza musulmana e viene eliminato quello che è rimasto del buddhismo.
La politica turca riesce ad eliminare le caste militari che esercitano il potere che da quel momento viene assunto dalla casta dei brahmani.


1.8 I Moghul

L’importanza dell’impero Moghul che si estende su quasi tutto il subcontinente non deriva dalla vastità delle sue dimensioni, ma dal fatto che gli imperatori Moghul promuovono lo sviluppo delle arti e della letteratura, sono grandi amanti dell’architettura e durante quest’epoca sono realizzati alcuni dei migliori monumenti dell’India, come ad esempio il Taj Mahal, ritenuto una delle meraviglie del mondo .
Babur è il fondatore della dinastia Moghul e grazie all’uso della sua artiglieria e cavalleria nel 1526 sconfigge nella battaglia di Panipat il sultano di Delhi. L’impero viene consolidato da Akbar (che significa “grande”), che riesce ad occupare Delhi e a estendere la sua influenza fino all’India centrale. È un uomo dalle spiccate capacità militari, ma anche colto e intelligente. Diversamente dai suoi predecessori si rende conto che gli hindù sono troppo numerosi per poterli sottomettere. Nonostante si ricordino i massacri di hindù a Panipat e Chitrod, Akbar cerca di promuovere la loro integrazione all’interno della società.
Sotto di lui e i suoi successori la classe dirigente è composta metà da musulmani e metà da hindù; l’impero viene diviso in una serie di province amministrate da funzionari; si ha la crescita dell’industria del cotone e una ripresa del commercio. Alla morte di Akbar i suoi successori cercano di mantenere il sistema da lui creato: sotto i Moghul non esistono distinzioni di razza, religione, colore, ma se una persona è ritenuta capace ha la possibilità di lavorare al servizio dell’Imperatore.
Quando al potere arriva Aurengzeeb la situazione non rimane invariata. Aurengzeeb è un musulmano ortodosso e intollerante e questo determina la fine della politica di tolleranza nei confronti degli hindù.
Dedica tutte le sue risorse all’ampliamento dell’impero e cerca di trasferire la capitale a sud, ma lo scontento della popolazione hindù, colpita da una pesanti imposte e dall’intolleranza religiosa, portano al declino del potere del sovrano. Inoltre incombe la minaccia dei Maharata nell’India centrale e degli Inglesi nel Bengala. Dopo la morte di Aurengzeeb nel 1707 ha inizio la decadenza dell’impero e nel 1739 il saccheggio di Delhi decreta la fine dei Moghul, anche se gli imperatori di questa dinastia continuano a governare fino al 1857 quando ha inizio la ribellione indiana.


1.9 I Rajput e i Maratha

I Rajput creano un regno hindù che nel periodo Moghul conserva la sua importanza. I Rajput provengono dal Rajasthan sono una casta di guerrieri abili nella cavalleria e si oppongono alle invasioni straniere anche se con risultati scadenti, infatti i loro regni divengono stati vassalli dell’Impero Moghul, ma le loro doti in battaglia sono riconosciute e molti uomini dell’esercito Moghul sono discendenti dei Rajput.
I Maharatha non sono abili guerrieri, ma ottengono il consenso della popolazione grazie alla loro difesa degli hindù contro gli invasori musulmani. Il suo capo Shivajì viene ricordato per le sue battaglie contro i Moghul nell’India centrale ed è venerato perché, anche se appartiene alla casta dei sudra, riesce ad ottenere risultati dove molti ksatriya hanno fallito.
Suo figlio viene catturato e ucciso da Aurengzeeb, mentre la scarse capacità del nipote determinano il passaggio dell’impero ai Peshawa, che sono ministri di governi ereditari. Questi ultimi consolidano il loro potere e riescono a conquistare i territori Moghul. La loro sconfitta risale nel 1761 a Panipat, dove Babur ha vinto la battaglia che segna l’inizio della dinastia dei Moghul, il vincitore è Ahmad Shah Durani, che viene dall’Afghanistan e arresta l’espansione dei Maharata e crea una dinastia chiamata Malwa che dura molto poco e deve piegarsi all’arrivo di una grande potenza europea: l’Inghilterra.


1.10 L’espansione degli Europei in India

Gli Inglesi non sono i primi Europei che arrivano in India, infatti già nel 1498 i portoghesi guidati da Vasco De Gama giungono nell’attuale Kerala. Il loro obiettivo principale è quello di trovare una rotta commerciale per introdurre il commercio delle spezie.
I portoghesi riescono a creare un monopolio commerciale tra l’Europa e l’India e nel 1510 occupano anche le città di Goa e Diu di cui mantegono il controllo fino agli anni sessanta. Dopo l’arrivo dei francesi e degli inglesi la potenza portoghese subisce un declino e non è più capace di controllare un impero così esteso.
Il monopolio dei traffici inglesi con l’India viene concesso nel 1600 dalla regina Elisabetta I all’ East India Company (Compagnia delle Indie), che stabilisce stazioni commerciali inglesi dapprima a Surat, nel Gujarat, in seguito a Madras e a Bombay.
I francesi occupano la città di Pondicherry anche dopo che gli inglesi lasciano l’India. In quel periodo si sta delineando una rivalità tra inglesi e francesi per il controllo delle rotte commerciali, ma alla fine sono gli inglesi che riescono a mantenere il monopolio. La potenza inglese ha una notevole espansione dopo la concessione da parte dei Moghul del permesso di attivare dei commerci nel Bengala e creare una stazione commerciale a Calcutta.
L’espansione inglese si amplia e questo determina la preoccupazione del nawab (il sovrano locale), che decide nel 1756 di attaccare Calcutta. La vicenda si conclude con la conquista della città da parte del Nawab e con la chiusura dei prigionieri inglesi in cella.
Alcuni mesi più tardi gli Inglesi guidati da Robert Clive si impadroniscono di Calcutta e di tutto il Bengala. Gli agenti della Compagnia delle Indie Orientali sotto la protezione inglese, riescono a ottenere in Bengala numerosi profitti.
Un nawab locale tenta di proteggere gli interessi locali, ma viene sconfitto nel 1764: questa vittoria sancisce la potenza inglese in India. Quando nel 1771 viene nominato governatore del Bengala Warren Hastings, la Compagnia delle Indie Orientali incrementa i suoi profitti. Hastings approfitta del vuoto di potere causato dalla decadenza dei Moghul e conclude accordi con i sovrani locali. Il Punjab è l’unico stato che resta fuori dal controllo inglese fino al 1849, in seguito alle due guerre con i sikh. Anche nel Nepal si afferma la potenza inglese: dopo una serie di battaglie con i Gurkha nel 1816 Kathmandu è occupata dagli inglesi.

domenica 26 dicembre 2010

Che Passo! Cammino di pace, sentieri di grazia.

Buon Santo Stefano! Oggi puo' essere un ottimo giorno per la presentazione di questa nascente esperienza comunitaria. Con i migliori auspici, naturalmente...

L’associazione “Che passo! Cammino di pace, sentieri di grazia”, nata nel marzo 2010 come associazione di promozione sociale, persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale. Ha come scopo principale la ricerca e la promozione del benessere psico-fisico, emotivo, culturale e spirituale della persona e del suo ambiente. Intende studiare e progettare la costituzione di un insediamento duraturo di uomini, animali e piante le cui forze vitali si completano a vicenda e dove le relazioni si basano sulla fiducia, la cooperazione e il supporto mutuale.
L’associazione Che Passo! definisce nel suo statuto come scopo principale quello di riunire persone che vogliono sperimentare modelli sociali ed economici, e stili di vita consapevoli e sostenibili ispirati ai principi della permacultura, della sostenibilità, della “transizione” e della convivialità.

I soci fondatori di Che Passo!

Michela
Originaria di Sant’Ilario d’Enza, provincia di Reggio Emilia dove è nata nell’ottobre del 1969, ha studiato scienze politiche con indirizzo politico-internazionale e si è occupata di cooperazione internazionale lavorando in est Europa per conto di ONG italiane. Successivamente come progettista e coordinatrice ha collaborato con associazioni ed enti di formazione professionale dedicate all’inserimento socio-lavorativo di persone svantaggiate. Dal marzo 2010 si è trasferita a Candeggio con Roberto dove ha fondato l’associazione Che Passo!
Interessi: tutto ciò che ha a che fare con la crescita personale attraverso le relazioni umane e la ricerca spirituale.

Roberto
Nato a Palermo nel maggio 1974, a partire dai 21 anni ha deciso di vivere lontano dalla Sicilia, tra Roma, Milano, Belgio, Reggio Emilia. In particolare a Roma ha ultimato gli studi universitari in scienza delle comunicazioni e ha consolidato le esperienze lavorative nel campo dell’editoria e della produzione audiovisiva, con particolare attenzione ai documentari storico, sociali e d’arte.
Nel 2008 a seguito di un crescente interesse verso i temi dell’agricoltura naturale, del bioregionalismo e di una scelta di vita sostenibile, ha iniziato il percorso di progettazione in Permacultura presso la Cascina Santa Brera a Milano e da allora è membro attivo dell’Accademia Italiana di Permacultura.
Interessi: documentare e raccontare le esperienze permaculturali, agevolare la comunicazione tra realtà impegnate in progetti di solidarietà sociale, finanza critica, decrescita.

Michela e Roberto si sono conosciuti nel 2007 condividendo da subito il desiderio di uno stile di vita, meno legato ai consumi e ai ritmi “imposti” dalla routine lavorativa e più attento all’apprendimento graduale di pratiche di auto produzione e crescita personale, condividendo tempi di vita e di lavoro con altre persone. Dopo un paio d’anni dedicati alla “ricerca” di luoghi e persone già coinvolti in progetti di formazione di ecovillaggi che hanno dato prova delle
difficoltà esecutive in tal senso (ma anche questo fa parte dell’esperienza), nell’aprile 2010 hanno scelto di andare a vivere a Candeggio, una località in Umbria a 14 km da Città di Castello (PG), con l’obiettivo di intraprendere un percorso sperimentale aperto all’incontro, alla convivialità e allo scambio di pratiche e conoscenze. Per agevolare e incoraggiare questo percorso hanno dato vita all’associazione Che Passo!

CHE PASSO! Perché siamo in cammino e ci vorremmo rimanere sempre, incoraggiati anche da chi cammina insieme a noi; ma “che passo” inteso con “quale passo fare” perché fermarsi, sentire, osservare, pensare è sempre buona cosa prima di agire.
Cammino di pace: visto che ci troviamo in Umbria, sul cammino di Francesco e questo ci sostiene molto nel porre molta attenzione alla “pace” come ideale e realtà di vita: pace ora, adesso, prima di tutto DENTRO di noi e dunque, anche FUORI , in ciò che incontriamo nel nostro cammino, tutto quello che è unità, armonia, scambio, e non divisione, visioni dualistiche, giudizio.
Sentieri di grazia: per ognuno di noi c’è un cammino, un percorso che è solo nostro, che però si incrocia con quello degli altri, a volte per poco tempo, altre più a lungo. La sfida è quella di riconoscere con consapevolezza il proprio cammino di pace e quello degli altri e rimanere aperti per percorrere assieme NUOVI SENTIERI verso la piena scoperta del nostro essere, in armonia con la natura, la sacralità della vita, il Divino che l’ha creata.

La prima azione dell’associazione Che Passo! è stata quello di prendere in affitto una casa colonica strutturata su due piani di circa 300 mq che si presta ad accogliere il primo nucleo di persone che vorranno intraprendere un percorso di vita comunitaria.
La casa è situata a circa 650 metri di altitudine nella valle tra il Carpino e il Soara con un passato dedito all’agricoltura e che merita di essere riscoperta e valorizzata.
Al momento lo spazio esterno di cui si dispone è di circa 4000 mq sufficienti ad iniziare le prime pratiche orto-frutticole e animali, e sperimentarsi in azioni di risparmio energetico e/o reimpiego ottimale delle risorse naturali.
Inoltre, questa dimora si trova nel cammino di Francesco, un pellegrinaggio (vedi www.diquipassofrancesco.it) internazionale che offre tante occasioni di incontro umano e spirituale e di stimolo per i percorsi che si vogliono intraprendere.

L’associazione ha indicato nel proprio statuto tante attività per perseguire gli scopi sovraindicati, ed attualmente si sta sperimentando in:

-esperienze di convivenza e di condivisione con chi è interessato a questo tipo di scelta,
-accogliere i pellegrini del cammino di Francesco,
-intraprendere forme di collaborazione con altri soggetti operanti nel territorio per maturare insieme una rete di scambio solidale,
-praticare forme di scambio non monetario,
-graduale riduzione dei consumi attraverso l’utilizzo di ciò che l’ambiente ci mette a disposizione,
-vivere una dimensione di maggiore “unità” possibile tra tempi “di vita”, “di lavoro”, “di relazioni umane ed affettive”,
-imparare pratiche di autoproduzione di alimenti, utensili ed insediamenti,
-approfondire e ampliare la nostra esperienza sensoriale con la natura e gli elementi, acqua, terra, aria, fuoco,
-esprimere la nostra creatività nella vita quotidiana,
-costruzioni un centro di studio ed un archivio multimediale per promuovere e far conoscere le pratiche della sostenibilità e della permacultura,
-incentivare e promuovere spazi e percorsi di economia solidale, etica e sostenibile,
-crescere assieme amandoci nella verità del nostro essere.

Località Candeggio 1/B – 06012 Città di Castello (PG)
Tel 075.8526282
E Mail info@chepasso.
Web Site www.chepasso.org

mercoledì 22 dicembre 2010

LUNA PIENA -- martedì 21 dicembre 2010 -- da Ajahn Munindo.

In verità è su di noi
che possiamo contare;
come contare
su qualcun altro?
E' un raro rifugio
arrivare ad affidarci
a noi stessi.

Dhammapada strofa 160

Sottolineando che siamo noi, noi stessi, il nostro vero rifugio, il
Buddha ci indica che la direzione in cui guardare per la reale
sicurezza è verso l’interno. Non possiamo permetterci di perderci
nell’attività esterna. Per essere liberi dall’eterna delusione nella
vita, dobbiamo conoscere noi stessi pienamente. Quando conosciamo noi
stessi possiamo dimenticare noi stessi. Liberati dalla prigione
dell’egoismo, il cuore e la mente sono liberi e disponibili a servire
veramente la realtà in ogni momento. Generosità, gentilezza, empatia
sorgono naturalmente quando il nostro essere è una cosa sola con la
verità.

Con Metta
Bhikkhu Munindo
(Ringraziamenti a Chandra per la traduzione)

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Santacittarama
Monastero Buddhista
02030 Frasso Sabino (RI) Italy
Tel: (+39) 0765 872 186 (7:30-10:30, eccetto il lunedì)
Fax: (+39) 06 233 238 629
sangha@santacittarama.org
(alternativa): santa_news@libero.it

www.santacittarama.org

www.forestsangha.org (portal to wider community of monasteries)
www.fsnewsletter.org (newsletter in English)
www.dhammatalks.org.uk (audio files)

lunedì 20 dicembre 2010

Damanhur: newsletter dicembre 2010.

Eccoci giunti alle porte dell’inverno, che varcheremo con il Solstizio in programma nei prossimi giorni. L’inverno meteorologico è piuttosto freddo, ma le tante cose che accadono ci aiutano a scaldarci.

COSA È ACCADUTO


New Life
Lanciato a fine settembre, il progetto New Life prosegue senza sosta. New Life, lo ricorderete dalle newsletter precedenti, offre a tutti la possibilità di essere cittadini di Damanhur per tre mesi, anche come primo contatto con Damanhur (info newlife@damanhur.it). In pratica, il periodo di tre mesi di cittadinanza sostituisce il periodo di prova che tradizionalmente forma i cittadini damanhuriani. E al termine del trimestre, si può ripeterlo oppure diventare cittadini residenti oppure tornare a casa propria.
A metà dicembre, sono già 25 le persone che sono arrivate da Italia, Danimarca, Germania, Spagna, Francia, Norvegia, Svizzera, Ungheria, Brasile, Giappone e che stanno trovando posto nelle comunità. Altre 130 hanno annunciato che saranno a Damanhur entro giugno.
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Nuovi nuclei
La seconda metà del 2010 ha visto ridisegnare in parte la mappa dei nuclei damanhuriani, e anche le ultime settimane non fanno eccezione. La tendenza, che nasce da parecchi cittadini, è quella di dare vita a gruppi che non tendano più alle 20-25 persone bensì alle 12-15.
Così, mentre da un lato molti continuano a prediligere la formula più numerosa, dall'altro molti hanno dato vita a nuove formazioni, andando ad abitare case nel frattempo ristrutturate e aumentando il numero dei nuclei...
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Nuovi Re Guida
Lunedì 13 dicembre si sono svolte le elezioni per il 48° mandato dei Re Guida. Sono stati eletti Uria Sedano e Caimano Salice, che succedono a…Uria Sedano e Caimano Salice, che erano già in carica insieme.
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Learning Partnership a Findhorn
Capra Carruba, Formica Coriandolo e Macaco Tamerice sono state a Findhorn, in Scozia, dal 14 al 21 novembre, per partecipare al quarto incontro del progetto “Learning Partnership”, che raccoglie operatori provenienti da realtà fra le quali, oltre a Damanhur e a Findhorn, anche Sieben Linden, Gen Europe, The Hub Brussels, Transition Town Network, The Center for Human Emergence, The Cultivate Living and Learning, il Permakultur-Institute.
Formica: "Il lavoro che abbiamo svolto dall'inizio fin qui è davvero vasto: immaginate un gruppo di esperti che deve trovare il modo di infondere in un unico percorso coerente il meglio del proprio know-how, che si incontra un tot di volte all'anno nei siti dove le varie realtà esistono, che apre un confronto sulle reciproche competenze ed esperienze che va toccare ciascuno a livello più profondo e personale...una bella scommessa!...
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Incontro del consiglio di GEN Europe: Macaco Tamerice nuova Presidente
L'incontro del consiglio di Global Ecovillage Network (GEN) Europe si è svolto a Findhorn in occasione della Learning Partnership, in un clima di serenità e ispirazione. Ana, della Findhorn Foundation, ha guidato una sessione di gruppo per sviluppare la comunicazione, identificare le caratteristiche della leadership e definire i ruoli all'interno del consiglio.
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Una sentenza del Tribunale di Ivrea
Il Tribunale di Ivrea ha emesso la sentenza in una causa di lavoro riguardante la Federazione Damanhur e un'ex damanhuriana. Leggilo qui.

Mostra di quadri selfici a Mosca

Evento sui quadri selfici sull'isola di Maui, Hawaii, Usa, lunedì 4 ottobre. Esperide Ananas, con la collaborazione degli amici americani di Damanhur, ha allestito una cabina basata sui quadri selfici e guidato una meditazione per entrare in contatto con i Templi dell'Umanità...
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Patch Adams
Patch Adams, il popolare medico-clown medico americano, è stato nuovamente a Damanhur, domenica 5 e lunedì 6 dicembre, per una serie di eventi organizzati dal Conacreis, affiancato dalla sua assistente e traduttrice italiana Cristina Finotti.
Domenica mattina, Patch ha innanzitutto tenuto una conferenza presso l’Ospedale Molinette, il più grande di Torino, sul tema “Il mondo è malato: la medicina per curarlo è la rivoluzione delle idee?”, alla quale hanno partecipato più di 800 persone, tra operatori sanitari e gente comune. Nel corso della conferenza, Patch ha parlato anche di Damanhur, come esempio di società sana, proprio alle porte di Torino, in quanto modello di una nuova forma di famiglia...
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Adozioni a distanza
Sono attualmente sedici le adozioni a distanza attivate da damanhuriani nei confronti di bambini tibetani e nepalesi: quindici, per la precisione, sono i ragazzi adottati da cittadini delle comunità, e uno dal centro comunità di Netila Ra, a Firenze.
Le adozioni sono attive dal 2008. Tutto inizia un anno prima, quando in occasione del Global Peace Meditation Day, svoltosi a Damanhur nel mese di maggio, un giovane lama dell’associazione “Help in Action” presenta le iniziative della onlus a favore delle popolazioni di Nepal, India, Tibet.
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Damanhur e Falco su un libro inglese
Un colorato reportage su Damanhur e un’intervista a Falco sono tra i contenuti del volume “Countdown to Coherence: A Spiritual Journey Toward a Scientific Theory of Everything” (Conto alla rovescia verso la coerenza: viaggio spirituale attraverso le teorie scientifiche su tutti i temi”) di Hazel Courteney, pubblicato a Londra da Watkins Publishing.
Nel capitolo 13 del libro, Courteney racconta la sua visita a Damanhur del novembre 2009, descrivendo in particolare, tra le altre cose, la costruzione dei Templi dell’Umanità. Hazel Courteney riporta anche il suo incontro con Falco, incentrato sulla Fisica spirituale e la spiritualità damanhuriana...
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COSA STA ACCADENDO

Solstizio d'Inverno e Capodanno
Nella giornata di domenica 19 dicembre, celebreremo il rito del Solstizio invernale. Il rito è aperto al pubblico e per partecipare è sufficiente preavvisarci telefonicamente.

Il successivo appuntamento è il festeggiamento del Capodanno, che secondo la tradizione damanhuriana si svolge insieme ad amici e visitatori nei Templi dell’Umanità. La sera di venerdì 31, ci ritroveremo per il “Midnight Action” ai Templi, per aspettare insieme il 2011 dipingendo le pareti e facendo insieme piccoli interventi di restauro nelle sale, attendendo il brindisi della mezzanotte.

Per informazioni e prenotazioni potete rivolgervi direttamente a:

Olami Damanhur Welcome Center
Tel-Fax +39 0124-512205
welcome@damanhur.it

domenica 19 dicembre 2010

L’India e l’incontro con l’Occidente. Vicende storiche, culti, racconti di viaggio, parte II

Riprendiamo, oggi, con la tesi di Eleonora Luisi, utilissima per il nostro blog-magazine (per leggere la prima parte, cliccare qui).

L’ India e la sua storia

1.1 Le origini

L’India è un paese che nel corso della sua storia ha visto succedersi importanti civiltà e frequenti invasioni e questo ha contribuito a creare una nazione eterogenea .
Il subcontinente indiano è il paese più popoloso al mondo dopo la Cina, secondo un censimento del 2001 la popolazione indiana è aumentata del 21,34 % rispetto al decennio precedente. Lo sviluppo demografico risale al secondo dopoguerra, quando a causa di numerose campagne sanitarie viene diminuita notevolmente la mortalità e aumenta la durata media della vita.
La maggior parte della popolazione attuale risulta colpita da povertà e denutrizione, soprattutto la mortalità infantile resta ancora oggi molto alta, con punte massime nel Tamil Nadu.
In India esiste una grande varietà di razze che provengono da due gruppi principali: i Dravida e gli Ari . I primi sono individui bassi di pelle scura, i secondi sono alti con i capelli chiari e il naso diritto. In passato si pensava che la civiltà indiana fosse nata con l’invasione degli Ari, ma oggi sappiamo grazie a ritrovamenti di rovine nella valle dell’Indo, che popoli di razza dravida avevano creato una sviluppata civiltà nel bacino dell’Indo.


1.2 La civiltà della valle dell’Indo


Nell’antichità la valle dell’Indo è popolata da tribù nomadi che si dedicano a coltivare la terra e all’allevamento di animali domestici: è soltanto circa nel 2500 a.C. che si sviluppa una cultura urbana e nasce la civiltà di Harappa con le sue città più importanti: Mohenjodaro e Harappa. Queste ultime sono costruite secondo un piano regolatore, dispongono di un buon sistema di fognature, ampie strade, grandi terme. La gente si veste prevalentemente in cotone e usa vasellame di terracotta. Questi popoli non presentano una evoluta organizzazione militare, al riguardo non sono state ritrovate armi da difesa. Queste civiltà risultano statiche, non sono stati riscontrati dei cambiamenti rilevanti. Intorno alla metà del III millennio a.C. questa regione intrattiene rapporti commerciali con la Mesopotamia e vengono create statue in bronzo, terracotta, argilla. Da questi ritrovamenti è stata supposta che già nella cultura di Harappa esistesse il culto della dea Madre, (identificata nella dea Kali), e di una divinità maschile con tre volti (Shiva), che poi verranno in seguito assimilate dall’Induismo. La fine della civiltà di Harappa risale circa al II millennio a.C., molti storici ritengono che la sua scomparsa sia collegata o a un’inondazione o alle scarse piogge che determinano una paralisi nell’agricoltura.
Nonostante queste posizioni la teoria più accreditata sulla caduta di questa civiltà è quella che ritiene che sia stata provocata da un’invasione degli Arii. Nel 1500 a.C. le tribù ariane penetrano nell’India nord-occidentale, ma nonostante la loro superiorità bellica sono ostacolati dai popoli che difendono i loro territori, soltanto più tardi riescono a stabilire il controllo sull’India settentrionale e questo fatto causa la fuga delle popolazioni locali, i dravidi, verso sud.
A questo periodo di transizione, che coincide all’incirca al 1500-1200 a.C., risalgono i testi sacri dei Veda e inoltre si sviluppa anche il sistema delle caste . Molte tribù indiane, che si sono stabilite intorno al VII sec. nella pianura del Gange, creano 16 regni principali che poi sono accorpati in quattro stati, fra questi la dinastia di Nanda nel 364 a.C. acquista il potere su gran parte del Nord. Due grandi invasioni in questo periodo travolgono l’India: l’invasione persiana di re Dario, che riesce a conquistare il Punjab e il Sindh, poi nel 326 a.C Alessandro Magno arriva nella valle dell’Indo, ma deve rinunciare alla sua impresa e ritornare in Grecia a causa dell’ostilità delle sue truppe. In questo periodo intorno al 500 a.C. nascono anche le due maggiori religioni indiane : il buddhismo e il giainismo che sono contrarie al sistema delle caste.


1.3 Le caste


La staticità della società indiana è caratterizzata dal sistema delle caste. Un individuo che vive una vita onesta, seguendo l’insegnamento del proprio dharma (dovere morale), ha la possibilità di migliorare la sua condizione rinascendo in una casta superiore.
La società Indo-ariana è divisa in quattro ordini (varna) a seconda del colore della pelle : i brahmani (sacerdoti), kshatriya (guerrieri), vaishya (mercanti) e i shudra (braccianti). Le caste a loro volta sono divise in gruppi o comunità detti jati. Al di sotto delle quattro caste principali troviamo i dalit (intoccabili), che compiono i lavori più umili: fino a metà dell’Ottocento non possono toccare i brahmani o attingere l’acqua dai pozzi comuni per timore di contaminazione.
È soltanto grazie alle lotte di Gandhi, che li definisce “creature di Dio”, e con l’approvazione della legge di abolizione dell’intoccabilità nel 1955 che vengono integrati con il resto della popolazione.
Il termine “pariah” (intoccabile) proviene da un gruppo di dalit del Tamil. Sono state numerose in passato le conversioni a un’altra religione come il buddhismo da parte di molti dalit per cercare di migliorare la loro condizione. La divisione in caste di solito segue la gradazione del colore della pelle: più questa è chiara più le caste sono alte.
La costituzione indiana proibisce le discriminazioni nei confronti dei paria proclamando l’uguaglianza dei cittadini e viene riservato il 27% dei posti dell’impiego statale e accesso agli studi superiori per i ceti più deboli. Sono state numerose le opposizioni soprattutto da parte dei ceti più elevati, mentre la divisione nelle quattro categorie è rimasta molto radicata nella mentalità indiana, sopratutto nelle zone rurali dove predomina il villaggio indiano.


1.4 Il villaggio indiano

Il villaggio è caratterizzato dalla divisione in vari settori abitati da una casta differente, questo per eliminare il pericolo di conflitti. Non abbiamo testimonianze del suo aspetto per esempio ai tempi di Asoka, perché viene costruito con legno e fango che con il tempo si deteriorarono, ma nonostante ciò esso è rimasto immutato fino all’arrivo degli Inglesi.
Prima del colonialismo, il villaggio viene governato da un consiglio degli anziani chiamato Panchayat, che si occupa di compiti amministrativi, la tutela della giustizia e degli interessi comuni. Le caste superiori detengono il potere e concedono le terre da coltivare agli appartenenti la comunità, mentre le caste inferiori devono aderire alla volontà delle caste superiori e mantenere l’ordine all’interno della propria casta.
Il villaggio è un organismo autosufficiente fino all’arrivo degli Inglesi, nel quale si svolgono attività agricole, artigianali; la comunità è economicamente autosufficiente al di sopra di essa vi è lo Stato, che ha il compito di dedicarsi a lavori di utilità generale.


1.5 Gli imperi dell’India : i Maurya e l’imperatore Ashoka


Chandragupta Maurya può essere considerato il fondatore del primo impero indiano.
Nel 321 a.C. sale al potere sconfiggendo la dinastia dei Nanda ed estende la sua influenza fino alla valle dell’Indo e in seguito su tutta l’India del Nord .
I Maurya riescono a mantenere il loro dominio grazie a un efficiente apparato amministrativo, il governo locale è strutturato su diversi livelli e il sistema sociale è basato sulla divisione in caste. Il sovrano detiene un potere assoluto ed è considerato un dio, alle cui dipendenze ha un esercito e una polizia segreta. Il più importante imperatore Maurya è Asoka, che conquista i territori che oggi corrispondono all’Afghanistan e Pakistan e regna dal 273 al 232 a.C. A causa degli orrori prodotti dalle sue guerre di conquista, l’imperatore ha una crisi di coscienza e decide di ispirare la sua vita agli insegnamenti del buddhismo, diventa un sostenitore della non–violenza o ahimsa e fa scolpire sulla roccia numerosi editti che si ispirano a questi principi.
Sotto il regno di Asoka il buddhismo conosce una notevole espansione, nel 262 a.C viene dichiarata religione di stato e a testimonianza di questo periodo buddhista restano ancora oggi segni visibili a Sarnath, sobborgo vicino a Benares, nel quale il Buddha pronuncia il suo primo sermone, a Sanchi dove si trovano diversi stupa. Inoltre invia missioni buddhiste all’estero e nello Sri Lanka dove ancora oggi viene venerato.
Il vessillo di Asoka, costituito da quattro leoni seduti schiena contro schiena in cima a un abaco decorato con un fregio sul quale è stato scritto “la verità sola trionfa”, che sormonta molte colonne, è diventato il sigillo di stato dell’India di oggi.
L’ultimo imperatore Maurya viene ucciso nel 185 a.C. dal comandante delle sue truppe e nessuno riesce a mantenere l’unità dell’impero che si disgrega. Si seguono degli imperi che non riescono a eguagliare la dinastia dei Maurya neppure i Kushana, una popolazione di razza turco-mongola che crea un impero che si estende dal Turkestan cinese fino all’India settentrionale.
I kushana raggiungono il massimo della loro potenza tra il 120 e il 160 d.C e hanno esteso le rotte commerciali fra la Cina e l’Impero Romano, adottano i costumi locali e la religione buddhista. Il loro impero crolla sotto l’invasione dei Sasanidi, una dinastia che regna in Persia nel III sec. d.C.


1.6 L’età d’oro dei Gupta


Il fondatore della dinastia dei Gupta si chiama Chandragupta e grazie al suo matrimonio con la figlia del capo di una potente tribù del Nord riesce ad ottenere l’appoggio dei Lichhhavi, un popolo guerriero con l’aiuto del quale ha inizio la creazione di un vasto impero .
Le caratteristiche dell’Impero dei Gupta sono la centralizzazione e la presenza di un apparato burocratico; lo Stato promuove la coltivazione privata della terra con un sistema delle tasse meno gravoso rispetto ai Maurya.
Questo determina l’espansione dei villaggi agricoli autosufficienti e il declino del commercio: l’impero è incentrato sull’economia del villaggio. Sotto i Gupta il buddhismo perde la sua influenza, mentre l’Induismo conosce un periodo di diffusione e diviene la religione predominante. In questa epoca si sviluppano le arti, la poesia e la letteratura. Numerose sono anche le rivoluzioni in campo medico, come l’introduzione dell’uso del bisturi; in astronomia si iniziano i calcoli per la misurazione del diametro terreste; in campo economico l’economia del baratto è sostituita da quella monetaria. L’Impero Gupta cade all’inizio del VI sec. sotto l’invasione degli Unni. In seguito l’India viene divisa in numerosi regni indipendenti.

venerdì 17 dicembre 2010

Cure naturali a base vegetale consigliate dalla naturopata Milena Auretta Russo.

La Viverealtrimenti e' in procinto di preparare un nuovo testo sul vegetarianesimo. Quello che scrissi nel 2002 e' oramai un "reperto archeologico".
Il libro si avvarra' del contributo di diversi esperti dell'argomento e sara' curato dall'amico, vegetariano militante, Paolo D'arpini.
Tra gli altri contributi che mi sono giunti troviamo questo presentato di seguito, di Milena Auretta Rosso, naturopata e medico iridologo. Trovo non sia molto attinente all'argomento del libro pur non mancando di un suo schietto interesse. Ho dunque deciso di valorizzarlo su questo blog-magazine, pensando di fare cosa gradita per i lettori.
Milena:


Vorrei descrivere in questo articolo il soggetto, per l’immediata utilità, dei “remedios caseiros”.
Sono due parole castigliane, e vengono dal Sud America, precisamente per me, dal Perù, anzi, precisamente dalla ricerca sul campo, che feci in tale nazione.

Sono un medico naturopata, iridologo e partecipai ad un progetto ONG, in qualità di esperto medico.
Ed è proprio in quella nazione che si acuì il mio interesse nei confronti delle piante come terapia.
Già avevo studiato in Indonesia “ medicina tradizionale Balinese”, a Bali.
Le ONG sono organizzazioni non governative che si interessano di progetti di aiuto al Terzo mondo.
Il loro programma mi sembrava interessante, in quanto non voleva portare tout court il denaro dal primo mondo al terzo, cioè progetti di tipo assistenzialistico, ma voleva stimolare iniziative, che sarebbero poi passate in mano ai “locali”, cioè alle persone delle nazioni , in cui uno lavorava.
Anche il mio ruolo di medico mi sembrava interessante, non ero il medico colonizzatore, che portava la medicina dei bianchi nella giungla.
Il progetto era rivolto a tribù che dallo stato nomade passavano alla vita stabile in un posto, per via del taglio degli alberi che si praticava nell’Amazzonia.
Tale iniziativa portava non solo al disboscamento,l’Amazzonia è il nostro polmone, l’ossigeno creato da piante monocellulari nell’Oceano viene poi moltiplicato in maniera enorme dall’Amazzonia, ebbene tale iniziativa portava anche problemi di salute alle tribù che da nomadi diventavano sedentarie, allettate dal guadagno.
La vita sedentaria presuppone organizzazione che la vita nomade non prevede, come la costruzione di fognature o di bagni, chiamiamoli così.
Le malattie si moltiplicavano fino al sopraggiungere, via fiume, di personaggi che vendevano la medicina bianca, in cui gli antibiotici scaduti erano la regola.
Qualche antidolorifico funzionava e così la medicina bianca scalzava gli antichi stregoni, le erbe da loro ben conosciute, per costruire le grandi malattie del domani.
Il mio compito di me medico, che veniva da ricerche sulla medicina tradizionale balinese, effettuate con successo, era di riportare queste tribù alla loro antica medicina, fatta di erbe, di sciamani, di allontanarli da prodotti scaduti e pericolosi.
Quindi, un ruolo interessante ed era per questo che avevo accettato.
Questo per spiegarvi l’ambiente , in cui mi interessai dei “rimedio caseiros”.
Vi spiegherò per esempi.

Se avere dell’aglio in casa e sentite un po’ di dolorini sparsi, potete mangiucchiarne uno spicchio, prima di andare a dormire.

Una cosa non da fare frequentemente, per via della piastropenia, che può provocare l’aglio.
E’ una medicina antipatica, ma va bene quando si hanno dolorini e niente di meglio in casa.

Se rientrate con dei brividi a casa e sentite l’influenza arrivare, portatevi a
letto un decotto caldo di limone, aglio, dolcificato con il miele.
Nell’acqua fredda si pone mezzo o un quarto di limone ed uno o due spicchi di aglio, a seconda dell’intensità dei brividi, lo si fa bollire per tre, quattro minuti e lo si porta a letto, per ficcarsi sotto le coperte, una volta bevuto, in modo che la sudorazione avverrà al caldo.

La psoriasi è una malattia antipatica, sorge come prurito, specie ai gomiti e ai polsi, magari dopo un ricovero ospedaliero.
Si diffonde attraverso le lenzuola da un malato all’altro.
All’inizio si possono strofinare le parti interessate con mezza cipolla, per un tre giorni.

I geloni ai piedi, doloranti?
Si possono strofinare, una volta a letto, con degli spicchi di aglio, cui è stata tolta la buccia.
La mattina, il dolore sarò diminuito, farlo per tre giorni, per una regressione completa.

Sono tutti mezzi, scomodi lo ammetto, per ovviare all’assenza degli appositi medicinali, in casa.
Il bambino, specie ai tropici, talvolta accusa prurito e pelle arrossata in corrispondenza delle pieghe cutanee, il bambino di meno di un anno.
Esse sono provocate dal sudore, per via del grande calore.
Qualche medico incauto ordinerà cortisonici o antibiotici, provocando un aggravarsi di esse.
Nella macerazione della cute, dovuta al sudore si svilupperanno i miceti saprofiti, cioè i funghi che normalmente vivono sulla cute,, che si aggraveranno con antibiotici e cortisonici.
Ebbene, si prendono un paio di cipolle e se ne estrae il succo, magari battendole nel mortaio, nel quale di solito si prepara il pesto.
Ed allora, con movimento rotatorio schiacciate le cipolle nel mortaio, ed il succo lo spalmate sulla pelle del bambino.
Il bambino ne trarrà subito, un tal sollievo, da incominciare , lui stesso, a porre il succo sulle parti arrossate.

Avete una tosse stizzosa, difficile da togliere, od una tosse catarrale? lasciate delle cipolle tagliate a pezzi, tutta la notte, coperte dallo zucchero.
Zucchero e cipolle devono avere lo stesso peso.
Al mattino, bevete lo sciroppo fuoriuscito dalle cipolle. E’ estremamente dolce, va bene anche per i bambini.

I vostri gatti hanno problemi di pelle?
Quei piccoli foruncolini che sfoceranno in una alopecia diffusa, cioè in una mancanza di pelo?
Strofinateli con mezza cipolla, per tre giorni.
Il vostro gatto avrà un pelo stupendo, lucido.

A proposito di animali, il lievito di birra, quello che voi usate per fare il pane, va benissimo per gatti e cani, qualunque patologia abbiano, li rinforza ed il lievito di birra è un immunomodulante cioè rinforza le difese immunitarie.
Se lo mettete sui capelli, aggiungendolo allo shampoo, li irrobustirà.
Se lo diluite con un po’ d’acqua calda o oliva (a meno che abbiate la pelle grassa), se disteso sulla pelle del viso, sarà un’ottima maschera, da togliere, una volta secca, con acqua tiepida.

Per le cipolle, ricordatevi che aggiungendole crude all’insalata, faciliteranno il sonno la sera.

Ricordatevi di andare a dormire dopo venti minuti dalla cena, mai coricarsi subito dopo cena.
Talvolta, rientro stanca la sera, per il lavoro, ceno e devo bighellonare 20 minuti per la casa, prima di andare a letto, tanto questo intervallo permette un sonno ristoratore.

Milena Auretta Rosso – Naturopata e medico iridologo

giovedì 16 dicembre 2010

Con Jasmuheen al Kumbha Mela, parte IV.

Eccoci nuovamente alle prese con la mia esperienza, nel marzo 2010, al Kumbha Mela con Jasmuheen, presto disponibile in una nuova pubblicazione della Viverealtrimenti (per la prima parte cliccare qui, per la seconda qui, per la terza qui).

Haridwar 10/3/2010


L’indomani siamo, a nostra volta, riuniti sotto un grande tendone, nel nostro campo.
Jasmuheen ci espone le sue tesi sull’alimentazione pranica ma, soprattutto, è con noi per condividere la sua essenza, a livello “vibrazionale”.
I Kumbh Mela, del resto, come abbiamo già avuto modo di considerare, hanno esattamente questa finalità. Non sono posti dove si possono avere grandi insegnamenti sul piano intellettuale. La comunicazione avviene, soprattutto, ad un livello diverso. In un orrido linguaggio new age si scomoderebbe lo spazio del cuore. Io preferisco parlare di dimensione vibrazionale, cui ci si può anche avvicinare utilizzando il linguaggio della fisica quantistica. Capisco, difatti, che siamo disgustati dagli eccessi di raziocinio, in Occidente ma non credo sia una buona ragione per sconfinare nell’irrazionalismo (talora anche un po’ becero).
Jasmuheen accosta il prana, di cui si nutrirebbe da circa 10 anni, all’amore divino ed alla “pura coscienza”. Ci dice che noi viviamo in un flusso costante di amore divino, pur non essendone, evidentemente, consapevoli. In ottemperanza a quanto sosteneva Gesù, riportato nel Vangelo di Matteo e nel Vangelo di Luca: «chiedete e vi sarà dato», nel momento in cui si domanda, con fede sincera, di avere tutto quanto serve al proprio corpo senza dover necessariamente ricorrere al cibo, lo si può ottenere.
«Nel momento in cui si cessa di mangiare», ci dice Jasmuheen, «si vivono meno attaccamenti, meno rabbia, si è maggiormente altruisti, si ha una più accesa voglia di condividere. Sono tutti aspetti che in India sono più sviluppati che in Occidente» (si vede che non conosce bene il paese menzionato, altrimenti non credo sarebbe così ottimista).
«Quanto cerchiamo nel cibo possiamo trovarlo anche altrove, ad esempio nella musica; non a caso Shakespeare sosteneva che la musica fosse “il cibo di Dio”. Per riuscire a vivere di solo prana è necessario riprogrammare la mente riguardo quanto rappresenta il reale nutrimento».
Nel Kumbh Mela, effettivamente, potrebbe essere abbastanza semplice tentare, con i molti mantra, le molte campane ma anche, semplicemente, nutrendosi di meditazione, delle luci dell’alba sul Gange, della sacralità che il fiume, avendola immagazzinata nei millenni, restituisce.
Jasmuheen ci insegna ad utilizzare il nostro corpo come un pendolo. A chiedere a noi stessi se il nostro approvvigionamento pranico sia superiore al 50% osservando se il nostro corpo oscilli avanti o indietro. Non va omesso che ci si è precedentemente accordati con se stessi sul significato dell’oscillazione. Quando significa “sì” e quando significa “no”.
Jasmuheen ci tiene a sottolineare che dovremmo concepire di intraprendere il processo per giungere ad alimentarci direttamente di prana solo quando siamo sicuri che il nostro approvvigionamento è del 100% e che dunque siamo, potenzialmente, autonomi dal cibo. Chiaro che non si pretende, in questa sede, di argomentare quanto riportato dalla settimana al Kumbh Mela con Jasmuheen in maniera tradizionalmente scientifica. Non è questa la sede per considerare il fenomeno dell’alimentazione pranica scientificamente. In primo luogo perché non sono uno scienziato, in secondo luogo perché gli stessi scienziati possono difficilmente ricorrere a teorie specifiche o a sperimentazioni in laboratorio (ne sono state fatte in passato e non mancherò di parlarne al momento opportuno ma non sempre hanno avuto il successo sperato).
In altre parole, il fatto che Jasmuheen possa o meno nutrirsi di solo prana può avere due livelli di lettura. Il primo, il più grossolano, parte dalla considerazione del fatto che il fenomeno possa essere una “frode”.
Personalmente non ho sufficienti elementi razionali per escludere del tutto questa prima ipotesi (io non ho mai visto Jasmuheen mangiare nella settimana in cui ho partecipato al suo incontro ma non posso escludere che lo facesse di notte, per il semplice fatto che non dormivo nel suo stesso letto, non ero insieme a lei 24 ore su 24) ma, a livello empatico ed umano, non dubiterei della buona fede del personaggio.
Jasmuheen mi è sembrata genuinamente coinvolta nella sua esperienza e mi è sembrata una persona autentica, nella sua etericità.
Come mi avrebbe detto nel corso dell’intervista che le avrei fatto alcuni giorni dopo, lei lavorava come (cita intervista) e non erano certo i soldi a mancarle. Non si trovava certo nella situazione di dover prendere in giro il mondo per arricchirsi e poi, per fare una cosa del genere, credo francamente avrebbe dovuto avere un altro carattere, una spregiudicatezza che non mi sembra di aver colto nel suo essere.
Personalmente penso che quanto stia vivendo Jasmuheen ed altre persone che sono nel suo stesso percorso sia qualcosa di non ordinario, oggi difficilmente spiegabile con i parametri della scienza comune ma reale.
Credo in altre parole che Jasmuheen viva effettivamente senza il bisogno di mangiare, che questo abbia, come qualunque altra cosa, una spiegazione che, tuttavia, possa essere difficile, oggi, identificare con esattezza.
Ad ogni modo, ripeto, l’intento di questo libro non vuole né può permettersi di essere “scientifico”. È, più semplicemente, una testimonianza di cui ognuno può fare l’uso che ritiene più opportuno.

domenica 12 dicembre 2010

L’India e l’incontro con l’Occidente. Vicende storiche, culti, racconti di viaggio.

E' giunto il momento, nel nostro percorso divulgativo di culture altre, di valorizzare una buon tesi di laurea di sociologia. L'autrice, l'amica Eleonora Luisi, conosciuta a Benares, e' anche poetessa.
Per sapere di piu' al suo riguardo segnalo il suo profilo facebook.
Venendo ora alla sua tesi, Viverealtrimenti ne pubblichera', naturalmente a puntate, diversi stralci, ritenendo siano utili per avere una conoscenza generale dell'India, uno degli elementi portanti di questo blog-magazine dal momento della sua fondazione.
Di seguito il capitolo introduttivo, in cui si parla poco di India e molto di globalizzazione. Del resto, parlando di un incontro tra la cultura indiana e la cultura occidentale non si puo' che partire, oggi, dal fenomeno menzionato.
Eleonora:

Il concetto di globalizzazione si è diffuso in campo economico, politico e sociologico all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso. Il termine indica un’espansione “globale” delle relazioni sociali e comporta anche un fenomeno di integrazione economica-sociale .
Anthony Giddens definisce nel seguente modo la globalizzazione: “l’intensificazione di relazioni sociali mondiali che collegano tra loro località molto lontane, facendo sì che gli eventi locali vengano modellati da eventi che si verificano a migliaia di chilometri di distanza e viceversa” .
La globalizzazione sortisce l’effetto di modificare le distanze e di rimodellare i confini. Per Giddens la globalizzazione pervade tutti gli elementi della modernità, ad esempio lo stato nazionale, il capitalismo, la divisione del lavoro: può considerarsi come un’espansione della modernità dal mondo europeo occidentale a tutto il resto del pianeta. Per molti studiosi la globalizzazione è un fenomeno primariamente economico, ed è intesa come, seguendo la definizione del sociologo Luciano Gallino, “l’accelerazione e l’intensificazione del processo di formazione di un’economia mondiale che si sta configurando come un sistema unico, funzionante in tempo reale” . Quindi questa definizione considera la globalizzazione come un sinonimo di “universalismo” del mercato mondiale. Per Bauman la globalizzazione può essere definita nei termini di una “compressione dello spazio e del tempo” . I processi di globalizzazione comprendono trasformazioni che influenzano la nostra vita; gli usi dei tempi e degli spazi comportano differenze tra le persone: “la globalizzazione divide tanto quanto unisce. Divide mentre unisce, e le cause della divisione sono le stesse che, dall’altro lato, promuovono l’uniformità del globo” . Ulrich Beck considera la globalizzazione come sinonimo di trasnazionalizzazione: gli Stati nazionali “non vengono più concepiti solo in una prospettiva internazionale” e “ nasce qualcosa di nuovo, uno spazio intermedio che non può essere ricondotto alle vecchie categorie” . Inoltre la transnazionalizzazione determina una nuova importanza del luogo: la dimensione globale e locale prevalgono su quella nazionale .
La globalizzazione crea anche una rete di connessioni sociali che mette in contatto culture diverse. Il multiculturalismo nasce come strategia per gestire la diversità culturale e il suo principio fondamentale è l’integrazione. Il multiculturalismo prevede il mantenimento e lo sviluppo delle culture tradizionali, con l’obiettivo di ottenere un mosaico culturale . Dall’interesse per le culture diverse da quella occidentale è nata l’idea alla base di questo lavoro, che nella prima parte è dedicato alla storia delle religioni dell’India. Nello studio sulle principali religioni mondiali Max Weber si interroga sul perché il capitalismo si sia sviluppato prima in Europa e non in India o Cina, e arriva alla conclusione che lo sviluppo capitalista sia collegato al puritanesimo protestante, che si sviluppa in Europa . Weber ritiene che il capitalismo moderno sia basato sull’accumulazione della ricchezza attraverso procedure razionali. Questo approccio all’attività economica sarebbe correlato, com’è noto, “all’etica protestante” : in particolare nella dottrina calvinista gli uomini sono predestinati da Dio o alla salvezza o alla dannazione. Per ottenere la grazia ed entrare a far parte degli eletti nel mondo dei cieli è necessario il successo nel lavoro e il reinvestimento dei profitti. Secondo Weber queste sono le origini del capitalismo moderno. Pertanto egli ritiene che le altre religioni non diano impulso alla nascita di questo fenomeno economico: per esempio nell’Induismo esiste la minaccia della reincarnazione in un essere inferiore per chiunque cerchi di entrare a far parte di una casta superiore.
In questo lavoro viene descritta nella prima parte, come si diceva, la storia della religione indiana, dunque di natura molto diversa rispetto a quella occidentale, ma in seguito viene anche affrontato il tema dell’incontro tra l’India e l’Occidente, che trova le sue origini nella Società Teosofica e nel pensiero della Controcultura americana e sarà notevolmente influenzato dagli insegnamenti di numerosi guru indiani, che hanno esercitato un’attrazione notevole sugli occidentali. Dagli anni sessanta ha inizio il cosiddetto “viaggio in India” al fine di intraprendere una ricerca spirituale, che ancora ai giorni nostri rimane attuale e rappresenta un fenomeno di proporzioni significative. Al fine di meglio comprendere le motivazioni che spingono verso tale esperienza abbiamo raccolto numerosi racconti di viaggiatori intervistati nella città di Benares, ottenendo testimonianze suggestive che hanno veicolato storie di vita, e soprattutto storie di un viaggio spesso tramutatosi in rottura radicale all’interno del personale percorso esistenziale.

giovedì 9 dicembre 2010

Intervista a Smriti Singh.

Maturano bellamente i frutti dello Smriti Europe Tour. Di seguito un'intervista che ha rilasciato per la Gazzetta de Le Nuvole di Civita, associazione presso cui ha tenuto uno dei suoi workshop europei. Dopo l'intervista e' stato lasciato spazio ad alcuni lusinghieri commenti dei partecipanti.

Il 6 e 7 novembre 2010 abbiamo avuto il piacere di avere questa grande insegnante di yoga indiana al nostro Centro yoga per un seminario sull’Hatha Yoga in relazione al programma della nostra Accademia A.S.Y.E. E’ stata un incontro davvero importante che vogliamo condividere con voi…

Da cosa è nata l’esigenza di aprire un tuo centro yoga a Varanasi? A noi risulta piuttosto inusuale per l’India che una donna apra e diriga un centro yoga tutto da sola…

Beh certo, l’India è piena di insegnanti di yoga maschi, per cui ci sono davvero poche opportunità per una donna di diventare insegnante di yoga…diciamo che ho sentito di avere una missione che mi è stata data da Dio di diffondere questa conoscenza nel mondo, che mi siano state date delle doti per permettermi di fare al meglio questo lavoro. Diciamo anche che ho impiegato un certo tempo per prepararmi e che ora sono pronta per compiere la mia funzione. Il mio strumento è il mio corpo. Diciamo che tramite il mio corpo sono in grado di trasmettere dall’esterno all’interno, il ‘viaggio’ che un’anima deve fare per compiere per capire qual è il suo percorso. I miei studenti, attraverso di me, iniziano il loro percorso interiore affinché riescano a diventare in seguito autonomi nella loro ricerca interiore.

Quando hai aperto il tuo centro (l’Om Yoga Health Society, N.d.R.) ?

L’ho aperto nel 2003.

Ma tu provieni da tutta una tradizione familiare di insegnanti di yoga…


Si, mia madre è stata la mia prima insegnante, la mia guru… ho imparato da lei tutti i rituali, tutti gli schemi, la parte teorica… poi mi è stato detto:”Hai tutta questa conoscenza, devi prenderti un certificato che attesti la tua preparazione…”. Anche in India sono molto fiscali e se non hai un diploma certificato ti fanno delle storie, allora mi sono iscritta all’Università e mi sono laureata in Sanscrito ed ho preso tutte le certificazioni del caso. Tutti i miei studi sono stati fatti secondo i consigli di mia madre, ma lei non mi ha mai obbligato.

So che anche tua suocera (Ananda May Ma) era una ‘Santa’ molto venerata in India…


Si, tutta la mia rivoluzione spirituale è nata con il nostro incontro. La relazione con mio marito è stata piuttosto breve, ma la nascita di mia figlia (la figlia di Smriti ha ora 15 anni, N.d.R.) è coincisa con il mio risveglio spirituale…è da non credere, ma la maternità ha avuto questo effetto su di me! E’ stato allora che ho cominciato a fare yoga nei centri per il recupero dei tossicodipendenti…

Come definiresti ora la tua esperienza di insegnante yoga all’estero?


L’esperienza in Belgio (il paese che ha fortemente voluto l’arrivo di Smriti in Europa tramite l’intervento di Vincent Destoop, coordinatore de l'Association Belge des Enseignants et des Pratiquants de Yoga - A.B.E.P.Y.) è stata davvero ottima. Sono rimasta stupita dalla quantità di persone che lì si dedicano alla pratica dello yoga.
Ho sentito in loro durante i workshop, un desiderio davvero forte di imparare… erano per lo più classi di insegnanti di yoga e c’erano tante persone anziane, alcuni di 70 e anche più di 80 anni… Erano tutti insegnanti molto qualificati, che avevano letto tanti libri… Comunque loro si rivolgevano a me perché erano consapevoli che gli yogi hanno una grande, profonda conoscenza a cui attingere… Certo, una persona come Van Lysbeth è da ammirare perché ha portato un insegnamento tanto antico all’attenzione della cultura occidentale, ma persone come lui sono rare… Lì in Belgio mi sentivo molto ispirata, sentivo fluire molto l’energia dal mio Ajna, dal mio terzo occhio…

Cosa pensi del passaggio nella Nuova Era annunciato dai Maestri Spirituali?


Non ho paura del futuro, vivo nel presente… ho delle sensazioni riguardo al futuro ma vorrei tenerle per me… comunque ho anche letto il libro di Nostradamus e l’ho trovato interessante. Lui dice che arriverà una nuova energia dall’Asia, verrà dall’India una shakti che dai monti dell’Italia passerà in Francia… sarà il tempo in cui verranno alla luce le forze solari del pianeta. Certo, le previsioni di Nostradamus sono scritte in maniera ermetica per non essere comprese dalle masse… ma dall’Asia si diffonderà la conoscenza utile al cambiamento dell’umanità diffondendosi poi su tutto il pianeta. Sicuramente la diffusione attuale dello yoga nel mondo è un segno che l’Umanità sta ricercando un messaggio più spirituale rispetto al materialismo che impera nel mondo. Come mai c’è un boom proprio ora e non prima? Perché è ora il tempo del cambiamento e la gente sta entrando in una nuova forma pensiero… la gente sta approfondendo la propria consapevolezza ed io la tocco con mano alla fine delle lezioni, attraverso la loro gioia. Chiediamoci perché gli europei fanno venire degli insegnanti dall’Asia e allo stesso tempo viaggiano e vanno in Asia a sperimentare un modo diverso di vedere e vivere le cose…. Quelli che mi vengono a trovare in India mi dicono che sentono nel mio paese una sorta di pace interiore ed una maggiore consapevolezza…di sicuro in futuro andremo sempre di più verso una sintesi fra il meglio dell’occidente ed il meglio della cultura dell’oriente…

I nostri soci dicono di lei

Non mi sembrava vero di avere un'insegnante di Yoga Indiana di tale prestigio tutta per noi. Che dire, un'energia dirompente, sopratutto quando cantava i mantra. Nel seminario della domenica abbiamo messo in pratica quasi contemporaneamente mudra, pranayama, mantra mentre provavamo le varie asana. Ci ha fatto vedere e provare molte delle possibili varianti delle principali posizioni yogiche. E infine abbiamo fatto una cerimonia di purificazione detta "del fuoco" mentre recitavamo dei potenti mantra. E' stata un'esperienza intensa che mi ha sicuramente aiutato a fare un'altro passetto del cammino ... Ringrazio tanto Adele per aver organizzato tutto questo e un GRAZIE di cuore a Smriti, torna presto a trovarci!!!
Maurizio B.

Scrivo queste righe, e vorrei usare aggettivi superlativi per Smriti, per quanto ci ha trasmesso in due giorni intensi di lezione. Mi trattiene però un pensiero: a conclusione del primo giorno, dalla platea nasceva spontaneo un applauso, Smriti ci ha fermato, ed ora so perché. Un applauso, un elogio, un riconoscimento, non fanno altro che accrescere l'Ego di chi lo riceve; Smriti, da vera Yogini, che aspira alla realizzazione, sa benissimo che l'Ego aumenta l'illusione di questo mondo, e pertanto rifugge le occasioni che lo alimentano. Allora, umilmente, rispetto la sua volontà anche attraverso la forma-pensiero contenuta in queste brevi righe, limitandomi a ringraziarla profondamente per quanto di se stessa ha saputo regalarci.
Mario P.

Quello che posso dire è che sicuramente è stata un'esperienza che valeva la pena fare, un'esperienza forte in quanto in quelle ore secondo me si e' smossa veramente tanta energia... l'ho sentita proprio sulla mia pelle. Purtroppo sono stata presente un giorno solamente ma quella carica mi è durata almeno per un'intera settimana. Una delle cose che mi ha colpito di più è stata la sua voce ed il suo modo di parlare...sembrava veramente che fosse qualcosa di più che un semplice essere umano...per non parlare poi del suo modo di respirare....se qualcuno me lo avesse raccontato non avrei creduto che si potesse riuscire a fare un respiro così profondo da emettere un sibilo simile… Sono stata veramente contenta di aver assistito a quest'incontro e spero che ci saranno altre occasioni come questa.
Francesca C.

mercoledì 8 dicembre 2010

Varanasi il giorno dopo.

Alcuni lettori abituali di viverealtrimenti sapranno che, da oltre 5 anni, vivo la maggiorparte del mio tempo in India. Soprattutto a Varanasi.
Ieri alle 18.40 ero a casa. Da fuori giungevano suoni e rumori usuali della città, spesse volte in festa, per un motivo o per l’altro, ragion per cui la musica, trasmessa senza risparmio di decibel, non si lascia quasi mai desiderare.
Sento un rumore sordo, di esplosione. Anche i mortaretti sono spesso di casa a Varanasi, soprattutto nei periodi, come questo, in cui si celebrano molti matrimoni. L’intensità del rumore, tuttavia, un po’ mi insospettisce, troppo forte per essere un mortaretto ma continuo a sedere alla mia scrivania e a lavorare con il mio laptop. Poco dopo squilla il cellulare. E’ Smriti yoga teacher, con la quale siamo reduci da uno splendido Europe Tour di cui ho parlato su questo blog. “E’ esplosa una bomba”, mi dice, “qui ad Assi Ghat” (quartiere con alta incidenza di stranieri, frequentato a suo tempo anche da Tiziano Terzani), “vicino alla Pizzeria”. Non è la prima volta che accade un fatto del genere. Varanasi è spesso “targeted” ed è stata oggetto di almeno tre attentati da quando ci vivo io. I cinema, i supermercati, persino le università sono strettamente sorvegliati. Si viene regolarmente perquisiti all’ingresso. Del resto, è una città-simbolo dell’induismo con il forte valore simbolico che ne consegue. La cosa singolare è che qui la gente è capace di convivere quasi con ogni genere di disagio, dunque anche con l’eventualità di una bomba che esploda in un luogo affollato.
Ci raccomandiamo reciprocamente, con Smriti, di non uscire di casa. Io telefono ad un mio amico che lavora di fronte alla pizzeria. Sono preoccupato per lui che tuttavia, rispondendo prontamente alla mia chiamata, mi tranquillizza dicendomi: non è esplosa qui ma a Dasashvameda Ghat, nel corso della cerimonia serale dell’arati.
Non posso non pensare che, amando particolarmente questa cerimonia, stavo vagheggiando, proprio in questi giorni, di andare ad assistervi.
Fuori della mia casa, tuttavia, continua la musica, continua la festa, se non avessi sentito quel suono sordo e se Smriti non mi avesse chiamato non avrei mai pensato che è appena esplosa una bomba in città. Poco dopo mi telefona mio padre. La notizia è già rimbalzata in Italia e lui, facendo zapping, ha visto immagini che non hanno potuto non allarmarlo avendo un figlio a Varanasi. Lo tranquillizzo prontamente.
Oggi, il giorno dopo l’attentato, ho comprato i due principali quotidiani indiani: The Hindu ed il Times of India. L’attentato è, naturalmente, in prima pagina ma soltanto lì. Non ci sono strascichi nelle pagine seguenti, considerazioni, commenti. Nell’articolo di prima ci si limita stringatamente a riportare i fatti, a scrivere chi ha rivendicato l’azione, i Mujahideen indiani, riconducendola al verdetto di Ayodhya di un paio di mesi fa che ha ripartito equamente tra hindu e musulmani l’area dove sorgeva la Babri Masjid, la moschea costruita sul presunto luogo di nascita di Rama (incarnazione di Vishnu) che non ha potuto non creare gravi dissidi interreligiosi.
In strada non ho notato maggiore agitazione, la vita scorre nello stesso modo, con le stesse lacune e lo stesso distacco di fondo, oggi come ieri. Si fa davvero fatica ad intuire che sia successo qualcosa di tanto grave.
Quanta sociologia si potrebbe fare riguardo ad una reazione così misurata? Merita menzione che un’alta percentuale della popolazione di Varanasi è di religione musulmana ma non sembra proprio esserci traccia di importanti ritorsioni. Del resto, a memoria mia non ce ne sono mai state, malgrado anche gli attentati precedenti fossero di matrice jihadista.
Mi viene da pensare che noi italiani potremmo avere qualcosa da imparare da tutto ciò, in particolare a livello giornalistico. Quante pagine vengono sciupate, sui nostri giornali, per questioni sulla cui reale importanza ci sarebbe davvero da discutere. Ricordo che a cavallo tra ottobre e novembre di quest’anno, in Italia per qualche settimana, sui giornali imperversava lo scandalo Ruby. Pagine e pagine per darne tutti i dettagli e ricordo, cosa che mi scandalizzò, che del lusinghiero riconoscimento della qualità del made in Italy offerto a Giorgio Napolitano in visita all’expo di Shanghai si parlava, sul Corriere della Sera, solo in tredicesima pagina.
Vogliamo poi lamentarci del disfattismo che imperversa nel nostro paese?
Sono le 20.30 a Varanasi, circa 26 ore dopo l’attentato. Arrivano da fuori gli scampanellii della cerimonia serale (puja) dell’ashram vicino al mio appartamento, accompagnati dalle note dell’armonium e da canti devozionali. L’attentato di ieri è stato come inghiottito nel fluire placido del quotidiano di questa città (la città vivente più antica al mondo). E’ stato già relegato in un passato vicino e tuttavia remoto cui, come tale, non è consentito di intralciare la densità del presente.
Si fa strada in me la riflessione che sia probabilmente anche in ragione di quest’attitudine diffusa che l’India si è oramai candidata, pur avendo sempre dato più spazio al tempo sacro che a quello profano, a fare la storia.
Di converso, a noi c’è davvero rischio che rimangano solo i pollai.
Un saluto da una Varanasi insanguinata e tuttavia sostanzialmente imperturbabile nei suoi rituali inesorabili, nei suoi tanti odori e colori, nella sua intensa vitalità millenaria.
Imperturbabile come sempre...

lunedì 6 dicembre 2010

LUNA NUOVA -- lunedì 6 dicembre 2010 -- da Ajahn Munindo.

Non c’è più tensione
per chi ha portato a compimento
il proprio viaggio
ed è libero
dal tormento della schiavitù.

Dhammapada strofa 90


C’è un sentiero e noi dobbiamo metterci in viaggio. La meta è la
libertà dalla prigionia delle abitudini. Se ci sforziamo troppo,
aggrappandoci all’idea della meta e aggirando la realtà di questo
momento, non facciamo che generare tensione. Se non ci sforziamo
affatto, perdendoci di continuo nella stimolazione sensoriale,
generiamo ancora più tensione. Conoscere la giusta misura di sforzo ci
rende abili. Ed è un’abilità che si può sviluppare: perdiamo
l’equilibrio, ma invece di giudicare noi stessi come d’abitudine, ci
interessa di più la lezione che ci si offre. Praticare con giusta
misura è la migliore opportunità per portare a termine il viaggio.

Con Metta

Bhikkhu Munindo

(Ringraziamenti a Chandra per la traduzione)

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domenica 5 dicembre 2010

L' integrazione delle Scienze.

Di seguito un interessante articolo dello psicologo Ciro Aurigemma, attivista dell'Associazione Vegetariana Italia, comparso sul numero di Ottobre della rivista Lux Terrae.

Nel panorama attuale della Scienza, dopo una frammentazione dell'uomo in tutte le sue parti e delle discipline in molte Scuole e indirizzi di pensiero, spesso in lotta tra di loro, si è affermato un orientamento verso l'Integrazione. Innanzitutto si è evidenziata la necessità di non dividere nettamente l'uomo in varie componenti, come se fossero a se stanti, ma di consideralo un'unità: quindi già con la Psicosomatica si pervenne ad una integrazione di mente e corpo, cosa oggi accettata da tutti (Alexander F., 1956; Balint M., 1961; Pancheri P., 1984; Giberti F.- Rossi R.,1996). In seguito, a livello scientifico e medico ci si rese conto che l'eccesso di specializzazione in discipline diverse e sempre nuove, aveva creato difficoltà scientifiche e pratiche che andavano superate, per il bene della Scienza e dell'umanitα stessa. Essendo l'Uomo un oggetto di studio complesso, con componenti fisiche, biologiche, psicologiche, sociali, culturali e spirituali da valutare anche globalmente. Nacquero così branche integrative come la Psicofisiologia, studio delle relazioni tra fisiologia e comportamento, basata su registrazioni di risposte fisiche a stimoli psicologici, ( Ruggeri V., 1988), la Biopsicologia, approccio biologico e neuroscientifico alla psicologia, (Pinel J.P., 1990) e le Neuroscienze, studi avanzati sul cervello, applicati poi alle varie discipline del campo (Kandel E.R., e coll., 1994).
Si sono poi diffusi testi, anche a livello divulgativo, sull' importanza della cosidetta intelligenza emotiva, creativa e intuitiva, proveniente dall'emisfero destro e dal sistema limbico del cervello, che l'hanno resa popolare e applicabile in tutti i campi ( Goleman D., 1995; Le Doux, J.,1996).
Anche in Psicoterapia, vari orientamenti hanno subito un processo di integrazione. Quello comportamentale con quello cognitivo, quelli di origine psicoanalitica in un orientamento psicodinamico, quelli umanistici si sono variamente integrati tra di loro, dando vita a quello della Gestalt-transazionale, al Sistemico-relazionale, ecc. La Psicosintesi terapeutica invece nasce già con l'esigenza di giungere a sintesi, la psicologia transpersonale, poi, con Ken Wilber giunge oggi alla visione integrale, applicata a tutte le scienze, (Assagioli R., 1973; Giusti E. e coll., 2000; Wilber K. 2005).
Finanche la Psicofarmacologia si è integrata con la psicoterapia, infatti vari studi hanno dimostrato la maggior efficacia, in certi casi, come in disturbi psichici gravi, di una integrazione tra farmaci e psicoterapia, (Bellantuono - Tansella, 1993).
La stessa Psichiatria ha visto crescere al suo interno questa tendenza, che ha animato uno dei manuali di Psichiatria più diffusi in Italia, ad opera della Clinica Psichiatrica dell'Universitα di Genova, che ha evitato le visioni estremistiche, tutte somatogenetiche o psicogenetiche delle malattie mentali, (Giberti F.- Rossi R.,1996).
Addirittura il nuovo interesse per lo studio scientifico della Fisiologia della coscienza ha portato ad una Neurofilosofia e una Psicofilosofia, cioè ad una ricerca filosofica e spirituale dell'uomo basata sugli sviluppi delle neuroscienze (Oliverio A., 1999; Missio L., 2002).
L'orientamento Neuropsicofisiologico integra tutte le Scienze fisiche ed umane in una visione unitaria ed in particolare integra la Biologia, la Fisica, la Fisiologia, la Neurologia, la Psicologia, in particolare cognitivo-comportamentale e le scoperte e i recenti studi sul cervello destro e sinistro (Sperry R., 80), in una coerente e scientificamente fondata visione, che potremmo definire neurocognitiva, avanzata ed integrata, che dà vita non tanto ad una psicoterapia quanto ad una nuova Psicoeducazione cosciente dell'individuo, valida sia in età evolutiva che adulta, con proposte concrete di utilizzo delle conoscenze anche in campo educativo e formativo, per un uomo e una donna coscienti e per una Educazione ai Diritti Umani nelle scuole, piu' volte proposta e accettata solo a parole dalle istituzioni, (Trimarchi M., 1986; 2006, e per approfondimenti on line: www.neuropsychophysiology.org)
In campo alternativo si affermato il paradigma olistico, dal greco 'olos', tutto, che spinge l'integrazione prima alla psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) e poi fino alla ricerca spirituale, tramite la Fisica quantistica e la Medicina integrata, vibrazionale, la Biofisica, fino alla Scienza dell'Uno, dove si arriva alla conclusione scientifica che 'tutto è uno', proposta dal fisico Vittorio Marchi, (Capra F., 82; Bottaccioli F., 95; Montecucco F. 2000; Laszlo E. 2002., Marchi V. 2008, per approfondimenti on line: www.reteolistica.it, www.sipnei.it e www.medicinaolisticaintegrativa.com).
Inoltre è possibile una integrazione all'interno delle medicine non convenzionali (MNC) e delle terapie olistiche, come spesso avviene in modo arbitrario, seguendo invece una logica che parta da approfondite conoscenze sull'uomo e non su visioni di parte. Ad esempio, troviamo che l'omeopatia si è integrata alla medicina scientifica con l'omotossicologia, la terapia Di Bella con la visione NPF, neuropsicofisiologica,la medicina naturale e la naturopatia con la meditazione, studiata scientificamente, la biologia della nutrizione con la visione dell'alimentazione biologica, biovegetariana e priva di ogm o igienista, ecc.
Tuttavia resta evidente che nonostante a parole e in principio molti si dicano d'accordo sull'integrazione delle scienze e delle terapie, nei fatti resta molto difficile un approccio basato sulle pari dignità di ogni interlocutore e ogni disciplina e terapia. Cio' perchè l'essere umano ha da sempre in sè la tendenza a separarsi dagli altri (individualismo), mettersi al di sopra degli altri e svalutare le idee altrui, cosa che rende difficile praticare la vera integrazione. Quindi solo conoscendo se stessi e lavorando su di se' sarà possibile mettere da parte gli ostacoli alla vera integrazione e la credenza di saperla sempre meglio degli altri e che la propria disciplina sia piu' importante di quella altrui...
Ciò e' di grande importanza per l'evoluzione umana, delle scienze, delle terapie e delle coscienze e dovrebbe essere quindi un obiettivo comune, nonostante le differenti visioni scientifiche, terapeutiche e spirituali.

domenica 28 novembre 2010

TALANITH: convivenza matriarcale e punto d’accoglienza per donne.

Dopo alcuni giorni di silenzio, la presentazione di una nuova esperienza comunitaria, a mezzo di un breve documento offerto dalla fondatrice, Sofie:

L’associazione di promozione sociale Talanith vuole sviluppare una convivenza matriarcale sulla base di un’agricoltura naturale. Ci ispiriamo alle filosofie del “Non fare” (agricoltura naturale di Fukuoka), agricoltura sinergica, e permacultura, nonché agli studi femministi sulle società matriarcali storiche ed attuali.
Talanith vuole mettere a disposizione uno spazio dove la cultura femminile può essere sperimentata e sviluppata, sul livello economico, sociale, culturale e spirituale, nella consapevolezza che il benessere personale è collegato a tutto l’esistente.
Talanith si propone di trasmettere ciò attraverso seminari e conferenze, e di accogliere donne in difficoltà offrendo, tramite il rinnovato contatto con la Terra e la propria dignità di donna, la possibilità di trasformazione e ri-definizione.
Con il termine “matriarcato” intendiamo una società basata sui clan, che si definisce tramite la soluzione pacifica dei conflitti, un'economia di sussistenza senza distruzione dell’ambiente ed una spiritualità quotidiana che permetta abbondanza, serenità e la ritrovata assunzione di responsabilità per questo mondo. La violenza contro le donne - e contro tutti gli elementi della società - è sconosciuta nelle società matriarcali, storiche come attuali.
Talanith ha a disposizione 40 ettari, metà seminativi e metà boschivi. Esiste un orto sinergico come primo passo per la produzione di frutta e verdura biologica. Una parte dei campi può essere dedicata alla coltivazione di piante officinali, mentre attualmente si produce l’olio d’oliva biologico da 130 alberi e l’erba medica.
Tranne la piccola casa rurale che attualmente è l’abitazione unica, Talanith offre la possibilità di partecipazione attiva per la creazione di strutture nuove. Con la formula della ‘società agricola semplice’ possono essere realizzati annessi agricoli (stoccaggio, elaborazione prodotti, sala convegni, ufficio ecc.) e abitazioni (p.es. spazi di vita comune e piccoli appartamenti), con tecniche edili a misura di donna e materiali ecosostenibili (balle di paglia, casa a cupola/in legno, iurte ecc.) a seconda delle possibilità effettive.

Proposta di collaborazione
Esiste un progetto elaborato per un impianto fotovoltaico di media portata (da 500kW a 1 MW). Il progetto Talanith è partito basandosi sull´affitto di un’azienda agricola, e ha bisogno di finanziare l’acquisto del podere per poter continuare a sviluppare i suoi servizi per le donne e per la fioritura di una cultura al femminile. L’occasione del fotovoltaico (sostenuta dalle banche) permetterebbe ciò e inoltre un flusso di soldi verso le realtà delle donne.
Saremo certe della realizzazione dell’impianto fotovoltaico soltanto dopo un iter che prevede la proprietà dell’azienda agricola come primo passo. Per l’acquisto abbiamo bisogno della cifra di €500.000. Nel caso dell’approvazione del progetto fotovoltaico, per il quale il podere in questione offre le condizioni migliori, potresti beneficiare, dal momento del suo funzionamento, di un ricavo del 5% annuo sulla cifra da te messa a nostra disposizione, fino ad un massimo di 15 anni.
Nel caso non riuscisse la realizzazione dell’impianto nonostante il nostro impegno, ti rimborsiamo il tuo investimento, non prima però di 3 anni dopo l’acquisto del podere. Come nostro gesto di gratitudine puoi godere in questo periodo della nostra ospitalità, in un contesto selvatico e magico come quello offerto dal podere.
Avresti contribuito in questa maniera comunque alla creazione di un luogo che promuove la cultura della donna. La sua spiritualità, la sua dignità, il suo divertimento e la sua responsabilità per l’andamento del mondo.
Il tempo stringe.
Ti chiediamo di farci presente il tuo interesse al più presto, ti invieremo la nostra proposta di contratto e tutti i dettagli.
Ti invitiamo a venirci a trovare per conoscere e percepire la magia del posto, a farti coinvolgere da una visione di possibile convivenza responsabile e serena. Vogliamo cominciare come un cerchio di donne, con bambini e non, per poterci poi aprire a tutti gli elementi della società. La nostra casa e le nostre carte sono aperte per te.

Le donne di Talanith

Loc.Pancanino 8, San Valentino, 58010 SORANO (GR) –
Sofie 339-5293944, Rossana 339-6561849, Katharina
www.talanith.eu

lunedì 22 novembre 2010

LUNA PIENA -- domenica 21 novembre 2010 -- da Ajahn Munindo.

Guardati dall’attac-
camento
che nasce dall’affetto
perché separarsi da chi
ci è caro è doloroso;
se invece non assecondi
né osteggi l’affetto
non ci sarà schiavitù.

Dhammapada 211

Possiamo provare affetto ma quanto siamo liberi nel modo di
relazionarci a questi sentimenti? Con il Dhamma possiamo sentire quel
che sentiamo e conoscere la verità dei sentimenti: non sono la cosa
ultima e non è saggio attaccarsi e perdersi in essi. Quando ci
attacchiamo ai sentimenti li distorciamo. In un momento di
attaccamento al piacere abbiamo una sensazione di aumento di
godimento, ma se non siamo abili nella presenza mentale, non vediamo
la delusione che stiamo incamerando per dopo. Le condizioni cambiano,
il piacere svanisce, e il senso dell’io, che gode del piacere, pure
svanisce. Allo stesso tempo, generiamo una tendenza ad attaccarci, e a
perderci, nelle sensazioni spiacevoli. Piacevole o spiacevole, una
sensazione è una sensazione, ci attacchiamo a una e ci stiamo
attaccando a entrambe. Riflettendo su questa strofa, possiamo scoprire
che permettere consapevolmente a quel che sentiamo di arrivare e
andare non diminuisce la gioia. In effetti, la libertà di sentire
qualsiasi cosa sentiamo senza essere limitati dall’impulso ad
aggrapparci è il sentiero che conduce fuori dalla schiavitù.

Con Metta

Bhikkhu Munindo

(Ringraziamenti a Chandra per la traduzione)

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Santacittarama
Monastero Buddhista
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domenica 21 novembre 2010

Newsletter dell'Associazione Basilico, novembre 2010.

Buongiorno a tutti, vi segnaliamo novità sul sito www.associazione
basilico.it
, nella sezione EVENTI, dove parliamo di:

UN ORTO CONDIVISO A SAVIGNANO (Vaiano, Prato): DA CONSUMATORI A CO-PRODUTTORI

Dal 27 novembre 2010 al 27 marzo 2011: un corso in sei tappe per imparare a progettare e realizzare un orto sinergico, nell'ambito di un percorso sociale di condivisione
L'idea dell'orto condiviso ha molte valenze: formare un gruppo di persone che condividano il piacere e l'impegno di produrre il proprio cibo, creare un luogo didattico aperto che possa essere frequentato da scolari e da adulti interessati all'agricoltura sinergica, sperimentare un modello di condivisione che possa essere utilizzato da altri gruppi, dare impulso alla nascita di tanti orti per l'autoprduzione, avviare un percorso di "Transizione".

La scelta di fare un orto sinergico, è legata tra i molti altri vantaggi, anche al fatto che un orto sinergico è un "modello di società" armonica e felice in cui convivono collaborando piante, suolo, microorganismi, batteri, funghi e tutti gli esseri di cui è ricca la terra.

Il progetto è promosso dalla Rete Val Bisenzio in Transizione di cui fanno parte le associazioni: "Basilico", "Eccetera", "La Bambina di Chimel", "Sesto Cielo", "Terra Semplice", "Venti di Terra".

Il corso, teorico-pratico, sarà condotto da Marco Naldini e Marilia Zappalà (Associazione Basilico) insegnanti della Libera Scuola di Agricoltura Sinergica Emilia Hazelip, da Giovanna Giustini dell'Associazione La Bambina di Chimel e da Stefano Mattei dell'Associazione Terra Semplice.

Per informazioni e iscrizioni: http://ortocondiviso.altervista.org/index.html
ortocondiviso@altervista.org, tel. 0574988188
Per approfondimenti:
http://associazionebasilico.it/attivita-e-progetti/scuola-agricoltura-sinergica-emilia-hazelip/
http://transitionitalia.wordpress.com/

GUARDA IL PROGRAMMA COMPLETO
http://associazionebasilico.it/eventi-1/un-orto-sinergico-condiviso-a-savignano-vaiano-prato-da-consumatori-a-co-produttori/

giovedì 18 novembre 2010

Un Giardino dell'Eden con le lenti di Dante Maffia.

Di seguito un bel pezzo critico di Dante Maffia,poeta, romanziere e saggista italiano, sul primo romanzo della Viverealtrimenti Editrice: Un Giardino dell'Eden.

Manuel Olivares è sociologo e inquieto viaggiatore attento a ciò che accade nelle comunità dei giovani, negli ambienti genericamente detti anarchici, tra quella popolazione insoddisfatta di come va il mondo e sempre in preda a cercare il senso recondito dell'essere, il fine dell'esistere.
Questo libro è una sorta di versione italiana di On the road ovviamente con problematiche diverse, con alle spalle tutto ciò che nel frattempo si è vissuto e consumato alla luce di esperienze caotiche e non sempre piacevoli.
Siddharta (il nome è mutuato da Hermann Hesse) ci dà immediatamente la misura di un cammino che si compirà verso luoghi che dovranno purificare e far ascoltare la voce del fiume, far palpitare l'anima occulta delle cose. Il protagonista ci riuscirà? Ha poca importanza, l'importante è viaggiare, incontrare gente, confrontarsi, chiudersi al mondo e poi ritornare a germogliare rispecchiandosi in un universo che sembra essere in depressione e sfaldarsi sulla ruota delle abitudini. Siddharta non si ferma un attimo, e Camelia è soltanto il primo arco di ponte su cui egli veleggia per andare oltre se stesso. Ed ecco Betania, ecco il Montepulciano di periferia, ecco la comunità semi-monastica, ecco uno squat di campagna , ecco Daddy e poi Cinghiale Assetato e finalmente l'approdo ad Auroville. Ma il giardino dell'Eden? Esiste davvero o è soltanto ansia per scoprire che cosa c'è dietro le apparenze? Così ogni incontro ne sviluppa un altro, ogni pensiero ne fa conseguire un altro in un girotondo che non ha requie e che tuttavia fa cadere le scorie dall'anima.
Si tratta quindi di una necessità che non ammette la quiete, la banalità dei rituali, che disconosce le occasioni imperanti del già visto e conosciuto. Siddharta è un uccello ubriaco di libertà, anche se non riesce a trovare il nido dove utilizzarla appieno o il cielo dove estendere le sue ali a piacimento in modo da poter dominare dall'alto. In effetti non vuole dominare, non combatte per egoismo, non si arrende alle regole che le varie società impongono e perciò vaga e vagando succhia il nettare del senso.
C'è una pagina che chiarisce apertamente il fine di questo racconto ed è uno squarcio del colloquio che il protagonista ha con Cinghiale Assetato: "Qui si trova una cultura incredibilmente antica, incredibilmente densa e la vitalità, l'esuberanza di un popolo che sembrerebbe giovanissimo. È veramente una dimensione paradossale, un universo di caos, di enormi discariche a cielo aperto ed un paradiso terrestre, soprattutto al sud, dove sembra di stare nella valle dell'Eden".
"Ma dai? Il posto che sto cercando io", si guadagna un minimo di spazio nella conversazione Siddharta, "cioè a me basta un giardino, un giardino dell'Eden. Io in realtà ci ho vissuto un certo periodo".
"Dove?".
"In un giardino dell'Eden ma non era uno spazio fisico, era piuttosto un luogo dell'anima -però- c'è un però- aveva un baratro...".
Dunque il giardino dell'Eden è come l'sola che non c'è se non dentro se stessi? Questa è la lezione del racconto? Questa la sintesi dell'errare per culture diverse, del prendere aerei, automobili, treni, motociclette? Neppure l'amore è riuscito a orientare la bussola verso il luogo cercato. Eppure è là, aspetta ognuno. Infatti "Siddharta ... parte, ancora una volta".

Dante Maffiìa